Pagina Iniziale Biografia Pubblicazioni Sommario dell'Annuario della Associazione Del Medio Volturno Galleria Fotografica Libro degli ospiti Contatti Links Varia

Da lontano

 
Non è senza senso fare una breve sosta, se la buona sorte me lo consentirà, sul gomito stretto del tratturo dove sono giunto, dopo avere alleggerito la mente della memoria del mio vissuto che sollecitava di essere posta in luogo meno precario e ancor più, a mano a mano, della storia, quella che vai ad incontrare quale logico svolgimento di resti archeologici già esistenti, e l’altra ancora, inattesa, che qualcuno t’invita ad individuare. E a fare qualche ulteriore considerazione sul percorso fin qui compiuto da quando, un giorno dell’ultimo decennio del secolo scorso, ho posto mano, scrivendo con la penna, non col computer come ora, a confrontarmi con la storia del mio paese. La quale, unitamente con quella di Castello e S. Potito, fino alla quarta decade del 1700, casali di Piedimonte, è sommariamente raccontata, a margine, con quella della città, sede del feudatario, dagli storici locali G. F. Trutta8, M. Perrotti9, R. Marrocco10 e D. B. Marrocco11e, non locale, anche dal punto di vista militare, Flavio Russo12. Si aggiungano le monografie sull’antica Alife…..e le altre comparse negli ultimi decenni, sugli abitati della fascia pedemontana del Matese campano
La motivazione, viene da lontano. Sento ch’è giunta l’ora di impiegare al meglio il tempo del riposo, dopo un quarantennio di attività scolastica. E’ anche un quarantennio da che ho tenuto per me, per anni, l’eco lontanissima e flebile d’una voce13 mai udita, giuntami inattesa, per caso, un pomeriggio estivo, al mio paese. Mi preme di trasmetterla, e unico modo, mi dico, non può essere altro da quello di tentare di scrivere del mio paese tutto quello che posso appurare da documenti d’archivio, da resti sul territorio e dai testi degli storici locali, e dalla memoria.
Durante gli studi, mai udite, in classe, notizie storiche sulla nostra contrada alifana, meno ancora sul paese.
Nel capitolo introduttivo, per la voce, trovo la pagina dove inciderla.(…et ecclesia Sancti Gregorii in Matese,p.14) e di scrivere, scoraggiato dal mio solitario cercare invano, per la vasta area indicatami di Montorfano, qualche traccia, forse perché
dell’ipotetico vicus il tempo ha divorato tutto.14

Non desisto dal descrivere geograficamente la contrada e dall’aggiungere:

Tratteggiata sommariamente la zona, non è fuori luogo dire che essa abbia potuto accogliere un insediamento, vicus o pagus, se si considera, principalmente, che essa è attraversata dalla strada individuata nel 1929 da A. Maiuri, al valico di Prete Morto…Si dà alla strada un carattere prevalentemente economico…Ma una qualsiasi strada, all’occorrenza, viene usata anche militarmente. E le nostre montagne sono state percorse da legioni durante le guerresannitiche, tentate dall’esercito punico e devastato da truppe sillane.

E ancora:

L’esistenza remota, e non testimoniata, di un vicus a Montorfano , può essere anche pensata dalla tumulazione non lontana (la necropoli) di tanti militari morti non in uno, ma in più eventi di scontri o battaglie fra opposti eserciti.

Frattanto, come avrebbe detto Cesare, la dea Fortuna mi riserva di fare la identificazione di altre mura megalitiche a sud dell’abitato di Castello del Matese, mentre molto studiate e citate sono quelle a nord, sulla parte più alta, presso la torre medievale. Forse perché, da sempre sotto gli occhi di tutti, come a cosa familiare, alcuno prestava attenzione di sorta a quella antichissima ben conservata architettura. La narrazione, in Sannio Pentro Alifano Vol. I, con la conferma della convinzione ragionata che l’abitato della media montagna era l’antica Alife Sannitica, tale almeno fino al tempo della presenza di Annibale nell’ager allifanus, dove era venuto col suo esercito a sottomettere i Pentri, unici che non gli s’erano sottomessi dopo la battaglia di Canne15, senza trattenersici a lungo.
Segue la narrazione col pensiero alla tumulazione di tanti caduti, impensabile senza che ci fosse un abitato nei pressi, non distante quanto l’Alife della media montagna, l’odierna Castello, pure alla sacra cura delle sepolture.
La necropoli, storicamente, meritava l’attenzione che non ebbe, come si vede dalla scarsità di notizie: non citata dagli storici dei Sanniti, neppure da Amedeo Maiuri, che invece, invitato e sollecitato, si interessava della via romana all’interno del Matese, strada della quale fa relazione alla Accademia dei Lincei, e del Cila, monte fortificato con mura megalitiche e non privo di altri reperti archeologici.
Nelle storie locali, cenni e non studi, purtroppo. Eppure, Raffaele Marrocco, Ispettore onorario ai monumenti, studioso del territorio, nonché Direttore del locale Museo Alitano, che avrebbe potuto arricchirsi, per datare la storia sannitica dei Pentri, non solamente di quegli scarsi reperti catalogati insieme alla notevole testa di divinità in marmo, ma di ben altri e numerosi, se solo ci fossero stati tempestivi, opportuni e diligenti sopralluoghi al momento in cui si rinvenivamo alla Serra di Santa Croce le tombe sannitiche negli anni Novecentoventi e nel 1937, anno del rimboschimento della Serra di S. Croce, per tutta l’area dove s’estende la necropoli, lavori che furono di distruzione e di dispersione di ossa, di residui di cinturoni, di punte acuminate per armi missilia e, di oggetti fittili. Dante B. Marrocco, figlio di Raffaele, il quale già allora pensava allo studio su Piedimonte e casali, in L’Antica Alife, 1951, non ci dà notizia di visita ai luoghi della necropoli. Quella monografia avrebbe potuto impreziosirsi di notizie di prima mano, di descrizioni, di osservazioni de visu, utili a lui e a tutti gli amanti e studiosi di storia antica. E in quegli anni si parlava tanto di romanità.
Il prof. A. Maiuri, perché non fa cenno della necropoli? Perché non glien’è stato bene informato - il mio dubbio-, quando s’è recato a osservare la strada romanica per il Matese, accompagnato dal sindaco p.t. don Achille Caso, come ricorda il Soprintendente Professore, al quale invece, da responsabili, era stato dato parere, errato, sulla localizzazione di Alife, di radice osca, sul monte Cila, contro la convinzione di altri storici che la riponevano a Castello, dopo l’occupazione dei Pentri, nel 321 a.C.. Castello, invece, per la struttura fisica di quella media montagna, era fortezza naturale, con alle spalle a nord-est, valle variegata ma pianeggiante, adatta ad accampare esercito con ogni equipaggiamento, non lontano Monte Cile ed accessibile per il piano di guerra di Q. Fabio Massimo.
Il Prof. A. Manzo, filologo e storico, fa propria la documentazione archeologica, preziosa, anche per ipotizzare l’oppidum ad Tifernum posto sull’itinerario che passa per Nocelle -Montorfano ( in Annuario A.S.S.A., 1966, p 114 e sgg.).
Apro il mio Sannio Pentro Alifano Volume I con la relazione e la documentazione di quella scoperta, di importanza non secondaria, per rileggere col Salmon, col Nilsen e con l’Oakley, non solamente, il riconoscimento dell’Alife Sannitica in Castello, il castrum o castellum o oppidum munitum, con la sua posa in luogo sicuro e fortificato.
Seguono altri argomenti: la descrizione della necropoli con tutte le notizie lette e vissute insieme con le più recenti, apprese in conversazioni al paese, arricchendo così quelle già dette nella monografia16; la presentazione, novità assoluta, della testa di una divinità pagana, reperita a S. Gregorio, sconosciuta e mai presentata in testi di archeologia. Mi sono chiesto ed ancora mi chiedo:- Perché chi conosceva e poteva parlarne ne ha tenuta celata l’esistenza?
Di essa alcuna notizia, fino a quando l’iniziativa di Mario Nassa di pubblicare Il catalogo dei reperti del Museo Alifano di Piedimonte Matese, -i più preziosi in custodia al Museo Archeologico di Napoli- mi ha fatto scoprire questo molto significativo relitto catalogato come Testa di Venere, senza escludere che possa essere divinità maschile, come suggerisce, nel dubbio, il dr. Sirano17. La riproduzione che ne pubblico insieme con le punte di lance, ha un suo messaggio che ho cercato di interpretare.
Nel mio citato volumetto,v’è anche una relazione sulla copia anastatica del testo di storia locale di Giuseppe Mennone18: tentativo non superfluo, notizie ne contiene, da sceverare.

***

Quarant’anni dopo, in Sannio Pentro Alifano Volume II, per la segnalazione di Achille, il mio angelo custode e la mia guida, posso, stupefatto e commosso, guardare, toccare, fotografare, più volte, poi descrivere e puntualizzare per il lettore, con tutte le indicazioni, la disagevole localizzazione del vicus, l’antichissimo sito abitato dai pastori Pentri. Non mi trattengo a rinarrare i sopralluoghi che Flavio Russo sottolinea nella sua Presentazione.

Ciarlante
8Trutta
9 Perrotti
10 R.Marrocco
11 B.Marrocco
12 Fl. Russo
13 Voce
14 passo loffreda
15 Livio praeter Pentros
16 Et eccl.
17 Sirano
18 Mennone

« indietro