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Qualche giorno fa, in una lettera familiare, mi sono trattenuto a mettere in fila, l’una dopo l’altra, la non piccola serie di parole con le quali tentiamo di spiegarci quel che ci accade, anche per giustificare le nostre azioni o il nostro procedere nella vita ad iniziare da quando diamo il primo vagito per dire -Siamo nati-. Quando e perché. E poi: perché io uomo, perché l’uomo, da chi, dall’Ente Supremo, da dove, da questa Terra finita o dall’ infinito universo e mondi bruniano ?
Da quel primo vagito, l’inizio della vita che già Omero e gli altri Achei, non solamente, nati prima di lui, dissero condizionata dalla Tiche, in greco Tuche, la parola che trae tutte le altre: fato, destino, sorte, accidente, provvidenza, necessità, evento, felicità, infelicità,…; (il contrario: sventura, infortunio, calamità, sciagura, cattiva sorte, Dio se n’è scordato di me, infelice, sfortunato, fortuito, accidentale,…). Tutte comprese nella vocabolo - caso-anagramma del cosmogonico caos-: il caso, a caso, per caso, nel linguaggio giornaliero ed in quello scientifico. Fino a Jaque Monod, e oltre, la parola non trova tramonto, ma s’accresce di significato, non contrapposto, ma unito a necessità, come nel titolo che il direttore dell’Istituto Pasteur dà al suo più celebre e noto libro di riflessione scientifica e filosofica Del caso e della necessità, Arnoldo Mondatori Editore, Milano, 1970 .
Sulla linea del tramonto, le domande si fanno meno angoscianti e tutte conclusive, per chiedersi, e chiedermi:- Chi, che cosa mi ha fatto allontanare la fine della vita almeno quattro volte o più?
Bronchiti acute fino alla prima cura elioterapica a sette anni, a cura della SME (Società Meridionale di Elettricità); lunga pleurite a diciotto anni, primo anno di università e di guerra del giugno1940; ulcera perforata nel 1979, anno della morte, contemporanea, di Ilde mia moglie; anno 1989, stato molto grave per ulceri e calcoli biliari. Soprattutto, quella pleurite, che mi rinvia il servizio militare fino all’esonero per inidoneità e, perciò, forse, non seguo la sorte maligna di altri universitari, della stessa età, di leva per la guerra, vittime del siluramento, nel Mediterraneo, della nave “Vittorio Veneto”, che li trasportava al fronte libico. Provvidenziale quella malattia, perché io non ci fossi o per caso?
Perché? Perché io, no? Perché, perché prima di me, Ilde è ferma là nella tomba, dal 1979? Io, sopravvissuto per fare quello che neppure pensavo mi toccava ancora fare e poi ho fatto, per lasciare con il meglio della famiglia, le figlie e i nipoti, anche i libri di storia dell’area alifana, a partire dalla monografia sul mio paese natale, S. Gregorio, nella quale ne seguo il corso storico emblematico da vicus sannitico nel V - IV sec. a. C. alle biografie di tre uomini politici, Gaetano Del Giudice, il fratello Achille e Beniamino Caso, nel periodo pre e post unitario del XIX? Per pensare, poi, e riconoscere e individuare storia e storie anche di Castello e di S. Potito, oltre che scrivere pagine di memorie storiche vissute e di vite quotidiane e drammatiche di gente del mio borgo?
Perché a età così matura e non prima? Ad ogni età il suo corso? Il prima è la vita libera, quella dei sogni, cui segue quella impegnativa del lavoro, per altri e per sé? E poi, sessantanovenne, ripeto, libero da aule e da presidenza, ritrovata la primitiva libertà dei sogni, inseguire la memoria del tempo che fu, minore dell’eco, quella vicina per il paese e l’altra svanita pei boschi e per le coste dei monti, per oltre un triennio: cercare e comporre, a mano -ora m’aiuto col computer- la monografia sul mio paese, il primo scritto più impegnativo? Poi la necessità di continuare ex memoriae impulsu, anche di vissuto politico?
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Ad oggi, 2005-06-10, la produzione scritta e pubblicata non è ancora tutta quella che vorrei proporre ai pochi lettori.
Non per antagonismo, innanzitutto, la rilettura della storia sannitica, così come la presento nel I e II volume di Sannio Pentro Alifano, con l’ausilio di autori ad iniziare dal Settecento, soprattutto a quelli più recenti, locali, nazionali e stranieri Pietro Greco Quale destino ci riserva la scienza? Alla pag.23 de L’unità del 9 luglio 2005- Convegno a Spoleto – repubblica della scienza – infotech, biotech, nanotech –Francesco Bacone ( il pendolo oscilla) albert Einstein, centenario annus mirabilis, ( in questa nuova fase del rapporto tra scienza e società, occorre che gli scienziati riconoscano la loro speciale responsabilità… reinterpretando e riettualizzando l’idea baconiana della -repubblica delle scienze- nata nel secolo XVII). Scienza e Tecnica. (Articolo nella enciclopedia della filosofia): mi piace il titolo, in sintonia con i miei pensieri, che non mi danno tregua, e gli argomenti, che spingono all’acume e ad andare sempre oltre il sapere del presente, per inseguire altre conoscenze, con orizzonte o senza?
Silvano Agosti La radura incantata Nella stessa pagina. www. Silvano Agosti.com |