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Q. Fabio Massimo il cunctator nell’oppidum castrense dell’Allifae pentra

 
Delle mura poligonali individuate a nord di Castello, la Conta Haller osserva che sono state là poste alla esplorazione e a rinforzo dell’area della vetta rocciosa, completate, aggiungo io, da quelle da me individuate a sud, su area terminale, adiacente al tratturo di congiunzione della piana alla montagna. Viene così definita la vera caratteristica del castrum fortificato sannitico, qualenonpoteva essere la montagna e vetta del Cila, se non in scontri tra esperti assalitori.
Il dubbio non mi venne quando alla I liceale, al Seminario Regionale di Benevento, il prof. Michele Fusco, latinista e studioso di storia antica, di T. Livio scelse il XXII libro delle Storie, non casualmente, ma per farci conoscere pagine di storia locale antica del beneventano e dell’alifano.
Sul testo della SEI, a cura di A. Cavasin, 1936, capitolo XVIII, p. 53, 5 - Fabius quoque movit castra transgressusque saltum super Allifas loco alto ac munito consedit - a margine, con compiacimento, annotavo a matita la precisazione del Professore:-Il luogo fortificato è il Cila, il monte che sovrasta Piedimonte, dalla piana bene in vista in tutto il suo versante meridionale.- Quello settentrionale, aggiungo io, meglio visibile da S.Gregorio.
Gli studi recenti con l’attenzione alle mura poligonali a Castello e alla specificità del Monte Cila, tutta in accentuato declivio, mi hanno assillato il pensiero divenuto più dubbioso che mai: Fabio il cunctator dove ha accampato le sue legioni? Qual è il racconto vero? Come e perché, da subito, la versione che il dittatore Fabio si sia accampato sul monte è divenuta storia corrente, accreditata e senza alcuna incertezza? Solamente per le poderose cortine in vista per la falda del monte che sovrasta? O, per l’autorevolezza del Maturi?
Anche l’analisi letterale del periodo che contiene la notizia della posizione delle milizie di Fabio sembra logica e chiara, ma tale non è, e altra se ne può fare, se bene si conoscono i luoghi.
Annibale conduce il suo esercito nell’alifano, per sottomettere i Pentri, i quali, unici tra i Sanniti -praeter Pentros-, non gli si erano sottomessi -come da Livio, LXI 11 12, nell’elenco non breve di tutte le defezioni dopo la battaglia di Canne, 216 a.c., a pagina 143 del testo sopra citato.
Il comandante Fabio, per l’accesso ai luoghi scelti per contrastare il generale punico, non può aver scelto di condurre il suo esercito alla piana del Volturno per le vie note, perché la sua scelta strategica non è la battaglia campale contro Annibale, ma quella di non dargli tregua. Perciò, per non posizionarsi lontano dal nemico, guida le legioni per i passi settentrionali del Tifernus mons, seguendo i tratturi che lo attraversavano e lo attraversano, e che dopo il saltum, termine con il quale è indicato tutto il mons e i vicus, conducono, non per uno solo, dopo la piana del lago, al vicus a Montorfano e al passo dove giace la necropoli, per proseguire, dopo le soste, al piuttosto ampio pianoro super Allifas, al di là del castrum, Castello, e là si stanzia, unico luogo dove poter accampare le legioni e da dove, r scelti passaggi e militi scelti, potevano raggiungere il Cila e le mura da cui insidiare il Cartaginese.
Le ripide e scoscese coste del Cila, per le notevoli opere di difesa, bene s’adattano, a gruppi celeri di armati bene esperti al lancio e all’attacco, ma, certamente, non a porvi accampamento, neanche a parte di una legione.
La quale era un complesso di 4.500 uomini, per le operazioni di guerra: nello spiegamento, si componeva di tre linee: la prima di astati, n°1200, la seconda di principes n°1200- (militi più maturi ed esperti), la terza di triari, n°600 che costituivano la fanteria pesante,n°3000 uomini, cui si aggiungevano n°1200 veliti, fanteria leggera, e 300 cavalieri. L’attenzione al passo liviano con la determinazione razionale e convinta del posizionamento dell’accampamento di Fabio, mi è confermata anche da lettura di pagine di Flavio Russo e Ferruccio Russo nel recente studio Indagine sulle Forche Caudine immutabilità dei principi dell’arte militare, Rivista Militare, Roma, 2006
E la legione ha bisogno, non sussidiario, anzi indispensabile, per la vita quotidiana degli uomini da combattimento, di proprie attrezzature per realizzare il campo, di metterlo in sicurezza, di dotarlo di ogni servizio, dalle tende da riposo alle cucine, dalle cure di emergenze alle officine, dai depositi protetti da intemperie all’uso delle provviste. Tutti questi sono compiti di salmeria, per i quali altrettanti animali da soma, forse di più, carichi di bagagli di ogni genere necessari ed utili, anche di armi; gli uomini delle scorte marciano con le truppe, specialmente quando si passava e ci si accampava per zone montuose, come quelle nostre, per luoghi dove i carri sono inutilizzabili.
Se le legioni sono due, gli spazi si raddoppino: legionari n. 9000, cavalli n. 600, animali da soma, indeterminati, ma varie centinaia: si trasportavano finanche attrezzature per molire granaglia, oltre a tutte le altre strettamente necessarie alle esigenze, ripeto, anche alle cure degli uomini e degli animali, come, di questi, gli attrezzi, forge e ferri, per la ferratura.
E il territorio dove ci si accampa deve, dalla natura, essere provvisto di tutto quanto soddisfi l’indispensabile a soddisfare i bisogni delle truppe, e dei cavalli e muli. Per questi, di pascoli e foraggi.
Un accampamento di tali dimensioni in uomini, animali e cose come poteva essere posto su e per il Cila, dove, essenziale, mancava del tutto l’elemento acqua? Non ve ne è oggi, né poteva esservi in quel 216 a.C. Una sorgente v’è, ma ai piedi, come da montagna carsica, non sul monte.
Lo stazionamento in quella piana, per la vicinanza dei luoghi, il Cila stesso con le sue cortine megalitiche, altri tratturi per raggiungere punti dove insidiare le truppe del cartaginese e rapidamente ritirarsi sperabilmente senza danni, contrastare razzie di animali per la montagna (come hanno fatto milizie tedesche a fine settembre e nella prima quindicina dell’ottobre 1943, strade consentendo e la paura di rappresaglie) risponde alla conoscenza dei luoghi, anche alla strategia del Dittatore Fabio. V. Flavio Russo, Dai Sanniti allEsercito italiano- La regione fortificata del Matese, Laterza, Bari,1991; Dante B. Marrocco, La guerra nel Medio Volturno nel 1943, Napoli, 1974; D. Loffreda, Tutto in quarantasei giorni 25 luglio 8 settembre 1943, Samnium, Benevento, 2001.
Altra considerazione: Fabio è sicuro di avere con sé, nelle retrovie, tutto il popolo Pentro, parte delle cui milizie erano con lui, le altre nei punti sensibili del Tiferno.
Penso di aver detto, in breve, l’essenziale alla corretta comprensione e specificazione del castra posuit, ossia del posizionamento della o delle legioni in luogo adatto e strategicamente efficace alle azioni aggressive.
Quello stazionamento, inoltre, è ulteriore impedimento ad Annibale di fare razzie di bestiame per le montagne. E il console Quinto Fabio le ha potute tutte porre rapidamente a controllo e difesa di truppe speciali costituite da quelle dei locali Pentri, che conoscono il proprio territorio palmo a palmo e che s’erano rifiutati di assoggettarsi ad Annibale, il vincitore dei Romani, interessati, soprattutto alla difesa dei propri vicus e capanne con le famiglie e i beni, quali che siano stati. A sud dell’abitato, della fortezza Allifae sono le altre mura poligonali, da dove truppe a difesa possono impedirne l’assalto. Mura, mi piace ricordare, che pure ignorate al tempo della attenzione che fanno dei luoghi, a S. De Caro ed A. Croce .in, Campania, Laterza, Bari-Roma, 1981, p. 247.fannoipotizzano non il Cila, ma Castello quale luogo fortificato, quando scrivono:
Le molte necropoli dislocate tra il VII e il IV sec. a. C. ai piedi del monte testimoniano infatti di piccoli abitati sparsi ( non solamente, anche per il Tifernus, come la necropoli al Passo di S. Croce e il vicus non molto distante - nota dell’autore); in età sannitica il principale nucleo abitato era situato a monte di quella che poi fu l’Allifae romana, più vicino a Piedimonte d’Alife, e Castello d’Alife rappresenta probabilmente il centro fortificato di questo nucleo
Già prima ancora, anche Niccolo Giorgio , in Notizie Istoriche della vita martirio, e sepoltura del glorioso San Sisto Napoli, MDCCXXI, p. 21, pensa non tanto all’accampamento, quanto solo all’azione di disturbo che il Cila può consentire a Fabio di esercitare contro gli esperti aggressori :
… fu per le falde del monte Cila a veduta di lei temporeggiando, la ferocia del nemico Cartaginese stancava.
***
Ecco perché, e come, non ho voluto tenere più celato quel dubbio, che ho potuto argomentare con la conoscenza dei luoghi e con l’altra, più pregnante, delle esigenze ad accampare una legione, che aveva bisogno di ben altri spazi per il gran numero di uomini e di altrettante salmerie, da sistemare secondo norme, necessità e adattamento ai luoghi. Questo è l’ulteriore e predominante argomento della mia lettura del passo di T.Livio, il quale completa quello già espresso in Sannio Pentro Alifano Volume II,nel testo e in nota 4, p. 137.
Domenico Loffreda

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