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CONTINUITA' E DISCONTINUITA'

La foto storica inserita nel breve testo vuoi essere, nell’intenzione, il completamento della lettera e dell’articolo da Gerusalemme, pubblicati nell’ultimo numero del periodico Fraternità Aperta, e ponte tra l’uno, oramai testimonianza in due bibliteche pubbliche e in quelle familiari di qualche lettore e degli autori e, l’altro, Clarus, che, per il fatto stesso di aprirsi a una più vasta e composita platea, è altro dal primo. Un ponte ideale li congiunge: comunicare messaggi. Sono due modelli. L’uno, più immediato e spontaneo, il nuovo, più mediato e meditato. Lo scopo li distingue. Il Presule Mons. Pietro Farina: 

Giovanni Paolo II in visita a Cafarnao, con l’archeologo p. Stanislao Loffreda

 " La parola scritta è grande valore. Si può tornare a rivisitarla, considerarla, a meditarla." Se interpreto bene il suo pensiero.

I periodici, tra loro, perciò, presentano più discontinuità che continuità. Fraterntà Aperta nasce da improvvisazione goliardica, dall’amore dell’ispiratrice e realizzatrice, Angela Catarcio, di voler uno strumento per dire il suo pensiero e raccogliere quello d’altri collaboratori, così come "ditta dentro", a lei e agli altri. Clarus continua, ma, non puo essere diversamente, con spirito di innovazione, finalizzato alla vita della comunità diocesana.

Ecco, s’affacciano le antitesi: improvvisazione -programmazione; spontaneità - tematica; analisi -sintesi; fantasia - realtà; formalismo - contenutismo, e così via. La sintesi tra i contrari potrà dare frutto di vitalità e vivacità.

lì messaggio che ci è giunto da Gerusalemme, exempli gratia, è quello del caso: una conoscenza e una corrispondenza epistolare. La foto che si pubblica è sigillo e omaggio alla liberale ospitalità di Fraternità Aperta e vuole essere ponte tra la rivista che muore giovane e la nuova clje apre gli occhi al chiarore, alla quale si augurano tanti luminosi mensili, attesi e desiderati. Nostalgia per il passato, speranza per il nuovo.

Fraternità Aperta, nell’ultimo numero, ha ospitato una lettera ed un articolo per l’Osservatore Romano sulla visita del Pontefice (costruttore di ponti) Giovanni Paolo Il a Cafarnao, alla càsa di Simon Pietro. L’archeologo, con il suo lavoro e di altri, consente a tanto Visitatore di farsi ospite di colui che Gesù insigni dell’ininterrotto Primato. Non può l’Ospite andarsene a mani vuote. Una ceramica erodiana è il dono.

riservarla a me, a me solo, ma farne partecipe i lettori della Rivista, perché, nell’anno giubilare, la giudicavo esemplare come pagina di vita di un francescano, dotto in archeologia, perciò impegnato in scavi nei luoghi evangelici, a Cafarnao negli ultimi anni, sofferente con lo spirito del saio, ma che si fa schermo con il canzonare se stesso, in "perfetta letizia" e semplicità al cospetto del Papa, come possiamo rileggere, ora, passim in Clarus.

-"Mi sono coperto di gloria", ho detto scherzosamente al mio caro ministro generale fra Giacomo Bini che mi ha presentato al Papa e che mi seguiva col fiafo sospeso, perché da lontano mi vedeva ridere, mentre parlavo al Santo Padre. Se n’è accorta anche una giornalista statunitense, che dopo la visita mi ha chiesto se ero "eccitato"quando parlavo con il capo di un miliardo e più di cattolici, le ho risposto serio che con il "Santo Padre" io parlo più volte al giorno...quando recito il Pater noster. Se lo Spirito ci spinge a chiamare Dio con il tenero nome di abbà-papà, mi posso permettere anche di parlare senza troppi complessi con il papa. Al mio ministro generale che mi ha fatto la stessa domanda, ho risposto invece con la frase del Manzoni: Per i francescani niente è troppo basso, niente è troppo alto. Mia sorella Luigina ...mi ha chiesto se ora mi fanno cardinale. Ho rispsto: Una cosa è certa. Ci ho rimessa una lucerna erodiana che all’ultimo minuto ho offerta al Santo Padre". lì quale, "all’ultirno secondo, mentre stava per prendere l’auto, mi ha detto a bruciapelo una frase che mi ha sconvolto e che ancora non mi fa dormire:- Continuate gli scavi.- lo a questa età riprendere gli scavi? lo con addosso questo tumore maligno? lo con sulle spalle 68 anni suonati? La voce di Dio è inconfondibile e non ho il minimo dubbio che era Dio che in quel momento mi parlava...al Dipartimento delle Antichità.. .ho consegnato una formale richiesta per i debiti permessi di scavo".

La foto, che, a Luglio, p. Stanislao mi ha donata, a Monteprandone (Ascoli Piceno), nella casa paterna che la sorella abita, dove torna per due settimane l’anno, fa vedere, l’uno di fronte all’altro, il Santo Padre, il volto sereno soddisfatto, umile piegato il capo al dono della scelta caduta su di lui, di farsi, lui, p. Stanislao Loffreda, guida, da solo, a Colui nel quale si riconoscono milioni e milioni di cattolici sulla terra.

Per te, p. Stanislao, compenso al lavoro e alle sofferenze vissute con l’accettazione di quel che il Signore manda e anche con la forza dell’ironia, medicina che, nella vita, giova a chi sa servirsene.

Grazie, p. Stanislao, tienici ancora compagnia. Altri messaggi, anche per Clarus, spero, sono sempre benvenuti.

Quella familiare, come le altre, non ho voluto

Domenico LOFFREDA             


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