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Il bel sogno

23 luglio 2005

Il bel sogno: dolcezza, serenità, pace. Il mio viso su quello leggermente reclinato sul petto di Papa Wojtyla, tacito ed occhi socchiusi, in atto di dismettere, in una sacrestia, quella di Chestokowa,  dopo la celebrazione della messa, lentissimo, gli indumenti liturgici. Io, in abbandono di totale indicibile godimento, premo delicatamente sulla sua la mia guancia, non so distaccarmene. Anche il Papa, lievemente, consente a quell’atto, come se gradisse. Al suo orecchio, non reggo di sussurrargli:- Pax et lumen es.- Accenno di sorriso… Sussurro alle spalle. Mi volgo. Sono dei fedeli. Con gli occhi di pianto, testa reclinata, mi allontano… 

Mi ritrovo, stupefatto del sogno, io che mi sento vicino al grande spirito del Papa il Grande, ma che praticante non sono, oppresso come sono, forse, da parole che contengono il tutto e il nulla: "così vuole Dio, è il destino, la provvidenza o la tuche".

Quel che dev'essere, il momento  storico  opportuno, un uomo, quell' Uomo ch’è solo con se stesso e con la sua Chiesa, e che non ha una sola persona di famiglia, lo fa sedere sulla sedia più alta della cristianità a compiere la sua missione.Lui che tutto il mondo venera e al quale ha guardato durante il suo lunghissimo pontificato, anche drammatico, fedele, nella semplicità, nell’umanità e nella saggezza, al mandato assegnatogli. 

                                                                            Domenico Loffreda 


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