2 aprile 2005. Il primo, ultimo sabato muto e cieco, alle ore 21,17 di Giovanni Paolo. Il Papa dei valori, il Papa faro della pace nella tempesta delle guerre, della lotta alle sopraffazioni, alle sofferenze provocate dall’egoismo e dalla brama di ricchezze e di potere.
Ha saputo, in umiltà, chiedere perdono agli Ebrei e riconoscere gli altri errori storici della Chiesa – A Galilei (penso alla ricerca sulle cellule staminali per la cura di malattie genetiche e di altre sofferenza di malati e di famiglie…). S’è fatto comprendere da tutti in tutte le lingue, Lui, Papa di frontiera senza frontiere. Ha visitato quanti più popoli ha potuto per ascoltarne il palpito vitale. Li ha voluto unire e non dividere. Ha esaltato la vita e non la morte, accolta con dignità.
Del mondo, come alcun suo predecessore, ha conosciuto tutto il bene e tutto il male, godendo e soffrendo. E’ stato vicino ai bimbi con abbracci e carezze, ai giovani e ai vecchi, agli ammalati e ai carcerati. Ha guardato negli occhi i potenti; non ha taciuto, con la potenza del giusto che conosce le ingiustizie del potere politico, quando traligna. Al nostro ceto politico, nel nostro Parlamento, per i carcerati, chiede un atto di clemenza. Negatogli da quello stesso che, impastato di iperpoliticismo, affolla, però, il tempio di S. Giovanni in Laterano ad ascoltare la messa del cardinale Ruini. Il quale nella Curia conta.
E’ il mio vivo ricordo, misero omaggio di laico, parcus deorum cultor et infrequens (Orazio), in questi miei novissima di retroguardia. Giovanni Paolo, dall’alto dei cieli, gradirà?
Perché milioni e milioni hanno voluto vederlo e altri moltissimi milioni hanno sentito lo stesso bisogno? Si sentono figli orfani? Hanno in cuore una solitudine che li opprime e vogliono riempirla di Lui?
Il mondo si svuota di virtù e di merito. Le dimore si riempiono d’immagini che compaiono e scompaiono, in attimi, dai video, dai cellulari. Dove trovare un recinto di pace, di serenità, di colloquio, di comprensione, di aiuto e di speranza, e un domani migliore, più sicuro, meno precario, meno egoistico? Le conoscenze si estendono e l’uomo vi si disperde. L’Universo non ha confini: vanno al di là di tredici miliardi e settecento milioni di anni luce. La mente neppure e il cuore non cessano di inseguire altro.
Nell’infinità del suo pensiero e dell’intimo suo sentire, l’uomo dell’oggi vi pone l’Uomo Papa Giovanni Paolo Magno, senza famiglia, che ha fatto sua tutta la famiglia della Terra, nella quale c’è anche ognuno di noi.
Due aprile - duemilacinque
Domenico Loffreda, venti zero, quattro zero cinque. Diciassette e cinquanta della sera |